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I mass media stanno alla democrazia come il manganello alla dittatura.

di Noam Chomsky.
July 03

Dove finiscono le scorie radioattive?

L'uomo che ha creato l'abisso nucleare
di Riccardo Bocca
Filmati con i test per lanciare scorie radioattive nel fondo dei mari. E

documenti sulle coperture internazionali all'attività di Giorgio Comerio, il
faccendiere al centro delle trame dell'omicidio Alpi

tratto da http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Luomo-che-ha-creato-labisso-nucleare/2030963//0

C'è qualcuno che si muove nell'ombra. Qualcuno che vuole cancellare i
risultati delle indagini svolte su un capitolo gravissimo della recente storia
italiana: l'affondamento clandestino di rifiuti tossici e radioattivi nei mari di
mezzo mondo, Mediterraneo incluso. Una vicenda sulla quale ha scavato, a
metà anni Novanta, l'attuale sostituto procuratore generale di Reggio Calabria
Francesco Neri, e da cui è emerso un sistema criminale che per gli investigatori
"attenta all'incolumità dell'intera popolazione mondiale".

Al centro della scena, legati allo smaltimento illecito di scorie nucleari, l'omicidio
in Somalia della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell'operatore Miran Hrovatin.
La vendita internazionale di armi strategiche. L'accordo tra massonerie, mafie
e governi. Nonché il sistema illegale con il quale l'Enea (l'Ente italiano per le
nuove tecnologie, energia e ambiente) avrebbe eliminato avanzi radioattivi.

Argomenti ai quali 'L'espresso' ha dedicato, negli ultimi anni, articoli e copertine,
ponendo domande che non hanno ricevuto risposte. Allora come oggi, prevalgono
omertà e paura. Non conta che l'indagine di Neri sia prima passata alla Direzione
distrettuale antimafia di Reggio Calabria, e poi sfumata in un'archiviazione. C'è
ancora molto da scoprire, in quelle centinaia di migliaia di pagine conservate
nell'archivio della Procura di Reggio. Ci sono indicazioni sulle spregiudicate
manovre nucleari di Europa e Stati Uniti. Ci sono i nomi di trafficanti senza
scrupoli, quelli delle loro società.

E proprio per questo c'è chi cerca di eliminare gli indizi. Di recente, ad esempio,
il magistrato Neri ha segnalato la manomissione del plico con i documenti
raccolti da Natale De Grazia: il capitano di corvetta, morto in circostanze
dubbie, che aveva trovato copia del certificato di morte di Ilaria Alpi a casa
di Giorgio Comerio, un faccendiere investigato per smaltimento illecito di
scorie radioattive. Ora invece è l'avvocato di Neri, Lorenzo Gatto, a rendere
pubblico un episodio avvenuto il 3 giugno: "Sono andato in Procura a Reggio
per cercare ancora il certificato Alpi, e ho notato un'altra anomalia: lo scatolone
numero nove, quello che contiene il primo e il secondo volume di informazioni
del Sismi, era aperto sul lato destro. L'ho segnalato al pm di turno e al
cancelliere capo, i quali hanno riconosciuto che era staccato l'adesivo. Il
cancelliere capo, allora, mi ha invitato a verificare se riuscissi a sfilare
documenti, e l'ho fatto senza difficoltà: ho estratto sei
fogli, chiedendo che la questione venisse messa a verbale".


A questo punto, la speranza è che la Procura di Reggio Calabria abbia aperto
un'indagine sulla scomparsa dei documenti e la violazione dei plichi. Certo
è che la politica, alla notizia della scomparsa del certificato di morte di
Ilaria Alpi, ha taciuto. Tutto è continuato come niente fosse. Tutto tranne
un particolare: il magistrato Neri, per potersi difendere da una querela
dell'ex presidente somalo Ali Mahdi (ora archiviata), ha chiesto l'accesso
alle carte della sua vecchia inchiesta.

E così è tornato in possesso delle informazioni segrete che aveva dovuto
cedere in corsa all'Antimafia. Pagine esplosive, dove il protagonista è
Giorgio Comerio: lo stesso personaggio che nella villa a San Bovio di
Garlasco (Pavia) conservava il certificato di morte di Ilaria Alpi. Un italiano
che per la nostra giustizia è attualmente irreperibile, e che in passato è
sfuggito alle domande della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti.

Il perché di tanta evanescenza emerge dai documenti di Reggio Calabria.
"Giorgio Comerio", si legge in un'informativa dei carabinieri, "è persona di
intelligenza spiccata, sicuramente massone, appartenente ai servizi segreti
argentini e legato ai più grossi finanzieri mondiali, e in particolare europei".
Nato a Busto Arsizio (Varese) il 3 febbraio 1945, scrivono gli investigatori
che "sarebbe stato espulso dal Principato di Monaco il 24 marzo 1983, e
avrebbe avuto problemi con la giustizia belga per truffa e altro". Dopodiché
è stato "arrestato il 12 luglio 1984 a Lugano per truffa e frode, nonché per
violazione delle leggi federali sugli stranieri".

Un siluro sperimentale per smaltire
scorie radioattive in mare
Elementi che Neri ignora, quando s'imbatte per la prima volta nel faccendiere
lombardo. A fargli il suo nome, nel 1995, è il procacciatore d'affari Elio
Ripamonti, fermato alla frontiera tra Italia e Svizzera con una valigetta zeppa
di carte sullo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Nel maggio 1993, racconta
Ripamonti, era andato a Garlasco da Comerio per valutare il progetto di
un'imbarcazione. "Nel parlare, mi ha detto che c'era la possibilità di smaltire
scorie nucleari, prospettandomi come doveva essere svolto il lavoro". Il sistema,
continua Ripamonti, era basato su "container messi in siluri di acciaio, studiati
per essere collocati nel fondo marino a circa 400 metri di profondità".

Comerio gli offre l'esclusiva per la Svizzera in cambio di una cauzione da
100 milioni di lire. Aggiunge che l'operazione gli avrebbe fruttato una
provvigione pari al 10 per cento del totale. E si spinge oltre, in dettagli
di incredibile gravità: "Mi disse che aveva conoscenze nell'ambito dell'Enea,
e si era riservato l'esclusiva per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi prodotti
in Italia". Non solo: Comerio, dice Ripamonti, parla dei "contatti con un
funzionario della Lettonia, che aveva concesso le autorizzazioni per il
seppellimento nel mare del Nord delle scorie radioattive". Poi gli mostra
"una videocassetta dove si vedeva lo smaltimento in mare dei rifiuti",
precisando che era "una prova".

Da qui parte il pubblico ministero Neri: dalla necessità di capire chi è davvero
Comerio e cosa si nasconde dietro di lui. Prima tappa, il Centro comune
di ricerca (Ccr) a Ispra, sul lago Maggiore, dove dal 1977 al 1988 viene
studiato per la Comunità europea (con il sostegno di Italia, Francia, Stati
Uniti, Belgio, Canada, Australia, Giappone, Inghilterra, Svezia, Germania
Ovest, Olanda e Svizzera) il piano Dodos: Deep Ocean Data Operating.
L'obiettivo del progetto, dice l'8 giugno 1995 agli inquirenti il funzionario
della struttura Charles Nicholas Murray, era valutare "lo stoccaggio di
scorie radioattive in ambiente naturale terrestre o marino".

In altre parole, si analizza per 11 anni quello che Comerio illustra a Ripamonti:
l'inserimento in missili-penetratori di scorie radioattive e la loro eliminazione
dentro i fondali. Anche Comerio, riferisce Murray, ha collaborato al lavoro,
elaborando una boa per il controllo satellitare dei siluri. Ma c'è dell'altro, in
gioco. A fine progetto, scartato per il timore di attentati terroristici ai siti
marini, al centro nucleare di Ispra viene rubato un fondamentale componente
elettronico della boa.

E gli investigatori, testimoniano le carte di Reggio, indicano come sospettato
dell'azione (eseguita probabilmente per "sottrarre tecnologia avanzata a
favore di un paese esterno alla Cee") Comerio. Un'ipotesi a cui si somma,
sette anni dopo, il ritrovamento nella sua villa di videocassette cruciali sul
piano strategico-ambientale: documenti rimasti fino a questo momento
nell'archivio della Procura di Reggio, e ora proposti in esclusiva sul sito
de 'L'espresso'.

Nel primo filmato, titolato 'International long gare cruise june-july 1985',
si assiste per quasi 50 minuti a esperimenti di tecnici internazionali sulla
nave M. V. Marion Dufresne, tra i quali l'immersione in mare dei siluri-penetratori
per i rifiuti radioattivi. Nel secondo, titolato Euratom 1986 e lungo circa 40
minuti, si mostra l'assemblaggio di una boa tecnologica costruita dalla
società M.e.i. (Marine electronics industries: secondo gli investigatori
diretta da Comerio), e la sua collocazione in acqua nel golfo di La Spezia.

Domanda: sono immagini girate da Comerio? E sennò, da chi ha avuto
questo materiale? Forse da Nicholas Murray, il cui nome compare alla voce
'camera' (tradotto dall'inglese: 'cinepresa') nel finale della prima videocassetta?
Un fatto è acquisito: in una relazione al suo superiore, il pm Neri scrive che
Comerio, "come comprovato dai documenti del Sismi", e Murray avrebbero
"trafugato" dal centro di Ispra il progetto dei siluri. E tutto, dal materiale
di Reggio Calabria, fa ipotizzare che l'idea di commercializzarlo non sia
rimasta in un cassetto (malgrado dal 1972 la Convenzione di Londra vieti
lo smaltimento marittimo di rifiuti tossici).

Proprio i siluri-penetratori, infatti, sono il tema chiave di un opuscolo
scoperto nella villa di Comerio e gestito dalla sua società O.d.m. (Oceanic
disposal management). Inoltre, diversi testimoni parlano degli accordi
presi dal faccendiere con governi stranieri per affondare i suoi siluri. Addirittura,
dai materiali conservati a Reggio spunta un'informativa del pm Neri, dove
si legge che "il 29 giugno 1995 è stata rinvenuta, tra la documentazione
del Sismi riguardante Comerio, una bolla di consegna di 8 mila chilogrammi
di rifiuti radioattivi provenienti dall'America" a bordo della nave Akrux.

E non è finita. Giampiero Pagliericcio, secondo il pm Neri "legato a tutte le
vicende di Comerio", racconta il 7 febbraio 1996 di essere certo "che il
progetto O.d.m. fosse legale, anche perché mi era stato detto che gli
americani e i francesi avevano già iniziato l'attività di smaltimento rifiuti
tramite l'affondamento con penetratori". Di più: sempre Pagliericcio dichiara
che Gabriele Molaschi (per gli inquirenti socio di Comerio nella O.d.m. e
trafficante internazionale di armi) "gli ha riferito che gli americani smaltivano
rifiuti radioattivi affondandoli con il sistema di Comerio, in Atlantico e in
prossimità delle coste del Brasile". Una pratica molto diffusa, a quanto pare:
"È noto", conclude Pagliericcio, che anche "il governo russo smaltisce da
sempre in mare rifiuti radioattivi. E per la precisione nel Mar glaciale artico,
in prossimità dell'isola (arcipelago, ndr) Novaja Zemlja".

La cosa impressionante, è che agli atti risulta un elenco di 45 nazioni con
le quali Comerio "ha raggiunto tra il 1982 e il 1990 un accordo per la
concessione di zone marine, denominate Eez, ove seppellire penetratori
carichi di scorie radioattive" (informativa dei carabinieri, 18 novembre 1995).
Si va dalle Filippine a Cuba, dal Sudan al Kenya, dal Brasile all'Iraq, dall'Egitto
alla Yugoslavia. Il fisico Massimo Genoni, nel 2006, racconta al Nucleo
operativo ecologico dei carabinieri che Comerio ha chiesto a lui e alla
moglie Laura Antoniazzi (anch'ella fisico) di svolgere calcoli per i penetratori.
"A un incontro", dice, "erano presenti persone di nazionalità svizzera, i quali
erano intermediari di industrie svizzere interessati allo smaltimento dei rifiuti".

Lo stesso Comerio, aggiunge, "indicava che altri materiali radioattivi da
smaltire erano di origine cecoslovacca". Il tutto mentre la Polizia forestale
di Brescia scrive che Dario Viccica, personaggio attivo nelle trattative per
l'affondamento delle scorie in Sierra Leone, "faceva chiaramente intendere
che Comerio aveva già siglato un contratto di massima con il governo
francese e austriaco", tant'è che "il governo francese aveva messo a
disposizione del Comerio le proprie isole del nord del Continente antartico,
anche se Comerio non riteneva economicamente interessante il loro
utilizzo" (Viccica, specifica la relazione di servizio, ritratta immediatamente
quando l'agente della Forestale cerca di approfondire la questione,
sostenendo di "non essere assolutamente al corrente degli affari di Comerio").

Particolari sconcertanti, assurdi quasi. Ma superati dal capitolo più tragico
di questa storia: lo smaltimento di rifiuti radioattivi in Somalia e l'omicidio
di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. L'ennesimo mistero dove si trova Comerio,
e sul quale la squadra del pm Neri stava indagando. Come riferito da 'L'espresso'
nel 2004, infatti, il maresciallo dei carabinieri Nicolò Moschitta ha dichiarato
alla commissione parlamentare sul Ciclo dei rifiuti che "Comerio aveva
corrotto (il leader somalo) Ali Mahdi, riuscendo a ottenere le autorizzazioni
per inabissare le scorie".

Sempre Moschitta ha aggiunto che "un giorno (...) pervenne una comunicazione
da Greenpeace di Londra, nella quale si diceva che al largo della Somalia,
nella zona di Bosaso, c'era una nave che inabissava in mare dei fusti". E il
dato pesante è che le indicazioni si rivelano "identiche a quanto contenuto
nel progetto O.d.m di Giorgio Comerio". Un quadro cupo, anche per la
tempistica. La fase avanzata delle trattative tra O.d.m. e Ali Mahdi è del
settembre 1994; Alpi e Hrovatin vengono uccisi il 20 marzo 1994; e l'anno
dopo, a villa Comerio, viene trovata copia del certificato di morte di Ilaria Alpi.

Materiale che avrebbe dovuto essere approfondito, sottoposto a verifiche
incrociate. Invece è finito nell'archivio della Procura di Reggio. Con un altro
dettaglio, anch'esso preoccupante. Un particolare che riguarda sempre
Viccica, l'uomo delle trattative con la Sierra Leone. Il quale, scrive il
maresciallo Moschitta, era "titolare della società Supermarina di Catania",
attiva nel settore del trasporto mercantile, che nel 1990 stipula un contratto
da 14 miliardi di lire per farsi costruire due imbarcazioni dalla S.e.c. di
Viareggio: lo stesso armatore che ha costruito le navi sulle quali indagava
Ilaria Alpi.

È possibile, con simili premesse, che il faccendiere Comerio resti irreperibile?
È giustificabile che su una figura di tale pericolosità, ribadita da pm e
investigatori, non si faccia chiarezza? Eppure, mostrano le carte di Reggio
Calabria, le informazioni su di lui abbondano. Fin dagli anni Ottanta, Sismi
e Sisde lo hanno tenuto sotto osservazione. Si conoscono, ad esempio, le
sue trattative per vendere a Iran e Libia le cosiddette telemine, micidiali
missili subacquei a guida satellitare. Già nel 1989, il Sismi sa della


presentazione a Lugano di un suo prototipo di telemina "alla presenza
di ufficiali della Marina militare italiana".

E altrettanto noti diventano, a un certo punto, i legami con la mafia:
"Comerio", scrive nel 1996 il maresciallo Moschitta, "ha tentato di
riciclare in Belgio un titolo di credito da 100 mila dollari della Union
Carbide Corporation, asportato a New York da Cosa nostra". Lo stesso
anno, c'è traccia del "probabile rinvenimento del progetto O.d.m. a casa
di Theodor Cranendonk", arrestato dalla Direzione distrettuale antimafia
di Milano per "un imponente traffico internazionale di armi dirette al
cartello Serraino-Condello-Imerti di Reggio Calabria".

Non va dimenticata, infine, la testimonianza dell'ex compagna di Comerio
Maria Luigia Nitti, alla quale il faccendiere avrebbe confidato di "appartenere
ai servizi segreti"; né va sottovalutata l'informativa dei carabinieri in cui,
riprendendo altre confidenze della Nitti, si afferma che "Comerio risulta
collegato con gli attentati al presentatore televisivo Maurizio Costanzo,
ad alcuni monumenti di Roma e all'Accademia dei georgofili a Firenze".
Tutte questioni che non sono state risolte; anzi si sono perse nel tempo.

L'ultimo spiraglio per fare chiarezza è l'indagine che la Procura di Paola
sta svolgendo in Calabria sullo spiaggiamento della motonave Rosso,
avvenuto il 14 dicembre 1990 nella zona di Formiciche. Il sospetto è
che dietro a quell'incidente ci sia un fallito affondamento di rifiuti tossici
o radioattivi. Tanti sono i dettagli singolari: dall'arrivo sul posto dei
servizi segreti, al recupero della nave svolto da una società esperta
in questioni radioattive. Quanto alle certezze, parlano da sole: sulla
plancia della Rosso è stata trovata la documentazione O.d.m.. E Comerio,
scoprono gli investigatori, ha trattato l'acquisto della motonave per
trasformarla in una fabbrica ambulante di telemine. Elementi a rischio
dell'ennesima archiviazione.
(27 giugno 2008)

June 30

COLOMBIA: ÁLVARO URIBE E' UN PRESIDENTE ILLEGALE?

Gennaro Carotenuto
(27 giugno 2008)

Dai media e dai governi occidentali è il più coccolato dirigente politico latinoamericano. Ma la rielezione di Álvaro Uribe nel 2006 in Colombia, generata da una riforma costituzionale approvata solo per voto di scambio, potrebbe perfino essere annullata. Lui, come un suo collega di Arcore, lungi dal volersi fare processare, prova ad uscirne nella più bonapartista delle maniere: con un plebiscito.
Nel 2005 Álvaro Uribe non poteva essere immediatamente rieletto e avrebbe dovuto aspettare il giro successivo per ricandidarsi. La scappatoia che gli si offrì fu una riforma costituzionale che gli permise di ricandidarsi e di essere rieletto (e adesso sta tentando la stessa manovra per un terzo mandato nel silenzio di quelli che si stracciano le vesti in altri casi).
Adesso sappiamo, il tutto sanzionato da una condanna passata in giudicato a quattro anni di carcere, che almeno il voto del deputato Yidis Medina è stato comprato da Sabas Pretelt, uomo di Uribe, all’epoca ministro degli interni e attualmente ambasciatore di Colombia a Roma (in attesa che un governo italiano decente, di destra o di sinistra, lo dichiari persona non grata). E’ un processo, che in Colombia viene chiamato Yidispolitica, che coinvolge ministri e deputati del più stretto giro del presidente e che ne mette in dubbio seriamente la legittimità in carica.
Infatti, per la Corte Suprema colombiana, che si è espressa in merito ieri giovedì, la condanna di Medina fa cadere il castello e dimostra che la riforma costituzionale che permise al presidente di ricandidarsi sia “viziata da una chiara deviazione operata dal potere” e quindi si apre adesso un processo di riesame che in ultima analisi potrebbe portare perfino all’annullamento delle elezioni di due anni fa e alla conclusione che in questi due anni la Colombia ha avuto un “presidente di fatto”, ma illegale per diritto.
E la risposta di Álvaro Uribe non si è fatta attendere.
Senza mettere in dubbio il proprio diritto (divino?) a candidarsi, invece di attendere l’evoluzione del processo, vuole chiamare il popolo colombiano ad un referendum per ripetere o meno le elezioni del 2006. Anche se i media internazionali non insorgono, quella di Uribe è la più sfacciata, demagogica, populista delle proposte da parte di un presidente probabilmente illegale, che al momento ha una sessantina dei suoi tra carcere e immediate vicinanze per essere organicamente paramilitari.
Come il capo del governo italiano, Silvio Berlusconi, anche Uribe considera il potere esecutivo al di sopra di quello giudiziario e vuole usare il voto popolare come passaporto per l’impunità. Ma la democrazia, in Italia come in Colombia, è un’altra cosa.

by www.gennarocarotenuto.it

June 27

Contro il "Pacchetto sicurezza"

Domenica 29 giugno, dalle ore 17,00
Ex scuola "8 marzo" occupata
Via dell’Impruneta 51 (Magliana)

http://occupa.noblogs.org/gallery/473/volantino-a-colori.jpg

- Assemblea pubblica di autoformazione e autotutela contro il "Pacchetto
Sicurezza", a cura di Impronte - Rete per la libertà di movimento.
- Presentazione del manuale "Pacchetto Insicurezza", a cura del Gruppo
Inkiesta del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa.
- Animazione per bambini e bambine nel parco dell’occupazione.
- Cena con piatti tipici dal mondo.
- Djset: Revolutiondred.
- Proiezione del film "La zona" (di Rodrigo Plà; Spagna, Messico 2007).

Siete tutte e tutti invitati!

Impronte - Rete per la libertà di movimento
Ex scuola 8 marzo occupata - Comitato d’Occupazione Magliana

Per info:
impronte@autistici.org
occupa@inventati.org

Il Governo Berlusconi si appresta ad approvare in via definitiva il
nuovo "Pacchetto Sicurezza", un insieme di norme il cui obiettivo è
quello di limitare i diritti e la libertà delle persone, in particolare
dei migranti e delle migranti e di aumentare il controllo sulla vita di
tutte e tutti. Il pacchetto, eccetto per alcune novità, come
l’introduzione del reato di clandestinità, contiene molte delle proposte
avanzate in nome della sicurezza dal precedente Governo di
centrosinistra e ne mantiene l’apparato assolutamente razzista,
discriminatorio ed orientato ad accrescere il clima di sospetto ed odio.
Quali sono realmente le novità introdotte dal "Pacchetto"? Quali
conseguenze hanno già o avranno sulla vita delle persone? Quali sono le
manovre culturali che sottendono questi cambiamenti normativi? E’
possibile difendersi? Quali sono le strategie più efficaci contro la
politica della paura e dell’isolamento perseguita dal Governo
Berlusconi, così come dal Governo Prodi?
Di tutto questo vogliamo discutere insieme in una giornata di incontro,
confronto e scambio, domenica 29 giugno, nel parco dell’occupazione
abitativa 8 marzo, tra migranti e non migranti, occupanti di casa,
attivisti e attiviste, persone convinte che la libertà di movimento non
si contratti, così come il diritto alla casa, al reddito,
all’istruzione, all’autodeterminazione.
Una giornata per rafforzare reti contro la solitudine e la paura in cui
vogliono rinchiuderci; una giornata per iniziare a costruire insieme
risposte concrete contro la precarietà di vita nella quale vogliono
schiacciarci.

June 26

Giornata NO TAV: 28 giugno Torino

Torino 28 giugno: giornata NO TAV

250.000 torinesi verranno investiti dal Tav. Per quest’opera inutile e
devastante verranno spesi miliardi di soldi pubblici, sottratti a sanità,
trasporti, istruzione.
Giornata No Tav sabato 28 giugno, in occasione della conclusione dei
lavori dell’osservatorio Virano e della prossima presentazione dei
tracciati.

- Porta Susa ore 16: assemblea di piazza.
- Ore 17,30/18 si parte! "camminata" fino a corso Francia e ritorno a
Porta Susa per via Cernaia e piazza Solferino.
Saremo dotati di carriole di sabbia e badili per l’allestimento di un
cantiere.
Invitiamo tutti a portare caschetti da cantiere, giacche gialle e arancio,
secchi, pale e… tutto quello che la fantasia vi suggerisce.

Al termine, a Porta Susa, merenda sinoira con toma, birra, musica e
interventi di chiusura.

Ci saranno banchetti informativi, banda musicale, teatranti e uno spazio
allestito per far giocare i bambini.

Il governo, si sta preparando a far partire i lavori cominciando da
Torino: fermarli è possibile, fermarli è necessario.

Organizza Saldatura – Rete contro le nocività di Torino e dintorni
www.saldatura.org

June 25

Come ci rapinano, truffano e spogliano

Scusate, ma non c’è qualcosa di strano nelle vostre bollette? Dalle mie

parti sì. La  ragazza romena che mi fa le pulizie in casa ha ricevuto da
ENEL Gas una bolletta da 400 euro. Soldi che, semplicemente, non
ha: è tanto se mette insieme 700 euro mensili.


Il rincaro petrolifero globale? No, non c’entra nulla.  ENEL Gas le ha
addebitato un consumo «presuntivo» doppio del reale, constatato
sul contatore. Al telefono le hanno spiegato: paghi, poi faccia la
«autolettura», e le sottraiamo il di più nella prossima bolletta. Siccome
lei ha detto che i soldi non li ha, hanno risposto: d’accordo, faccia la
«autolettura» e le mandiamo un’altra bolletta.


E’ successo anche a me. Ricevo la bolletta-gas per il mese di marzo:
187,77 euro. Mi hanno addebitato un consumo, per un mese primaverile,
di 117 metri cubi. Vado a controllare: ne ho consumato 43. Provo a
comunicare, al numero verde, la mia lettura. Mi dicono: può farlo solo
dopo il 20 del mese. Chissà perchè, non possono prima. Hanno troppo
da lavorare?


Ricevo un’altra bolletta-gas per l’altra casetta, più piccola, che sto
cercando di affittare. Anche lì, solo per il mese di marzo. E stesso
consumo presuntivo: 117 metri cubi. In realtà, controllo, lì il consumo
è di 20 metri cubi. Ma invece è la stessa la cifra addebitata: 187,77 euro.

Coincidenza, guarda caso.


E’ chiaro: questi sparano a raffica bollette con gli stessi consumi
«presunti». Non fanno nemmeno finta di  aver calcolato il consumo
ipotetico: cifra fissa, 117 metri cubi a tutti. A centinaia di migliaia di
utenti. D’accordo, poi - così dicono al telefono - ti scaleranno quanto
hai pagato di più. Ma intanto si sono fatti anticipare una quantità
enorme di liquidità. Miliardi.


Se ENEL dovesse chiedere una simila anticipazione ad una banca,
dovrebbe pagare  interessi passivi ragguardevoli. Invece, ENEL si fa
finanziare gratis dai clienti. Quelli che dovrebbe servire. Al contrario:
ENEL ha messo i clienti al suo servizio. Sia come finanziatori forzati,
e privati degli interessi per il prestito che fanno alla mega-azienda,
sia come lettori dei contatori. Non manda più in giro il personale,
risparmia: tanto è l’utente che, allarmato, si precipita a fare
«l’autolettura» e a comunicarla.


Peggio mi accade con la bolletta dell’acqua: è ancor più indecifrabile,
a bella posta. Apparentemente, ho consumato, in 78 giorni, 3 metri cubi.
Devo pagare 122,77 euro (sempre questo 77, sarà un’altra coincidenza?).
L’acqua è diventata cara come il petrolio, mi dico. Guardo meglio voce
per voce: per «Minimo impegnato tariffa agevolata», devo a lorsignori
euro 10.67. Per «Minimo impegnato tariffa base», euro 3,84. Per «quota
fissa» (qualunque cosa sia), euro 2,86. Per «Tariffe fognature e
depurazione», euro 1,38. Insomma, l’acqua costa ancora poco, me
la posso permettere. Ma come raggiungo, allora, la cifra di 122,77
euro per meno di un trimestre?


Ecco qui: oltre metà della bolletta - euro 69,28 - è dovuto a «Voci varie».
E un altro terzo, 25,36, a «variazione dep. cauzionali».


Voci Varie? Ad euro 69,28 più IVA? Provo a telefonare al «numero verde»
per farmi spiegare questa varietà di voci. Ovviamente, non risponde
nessuno. Se proprio si insiste, una voce artificiale dice che si può telefonare
«dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30». Sono le 11.30 di un martedì. 
Lorsignori, però, non si danno la pena di rispondere al telefono.


E’ un metodo; è tutto così, come sa chi ha a che fare con Telecom, con
ENI, con le banche, con una qualunque municipalizzata pseudo-privatizzata.
Ogni Casta  che occupa un «servizio pubblico» si ingegna con ogni trucco
per mettere i clienti, i cittadini, al proprio servizio, fargli pagare in
anticipo il doppio del dovuto, obbligarli alla lettura contatori o alla
raccolta differenziata o alle liste d’attesa. Tutto per lavorare meno loro,
e  arraffare di più. Sempre di più.


Ho la vaga sensazione che approfittino dell’allarme-rincari di cui parlano
i giornali (il petrolio, il grano) per intensificare i loro furti, ciascuno il suo.


Lo fanno anche i panettieri. Il grano è rincarato sì, ma il prezzo della
materia prima conta solo il 10% dello sfilatino: e allora perchè il pane
è triplicato? I pescatori - strozzati dal raddoppio del diesel - si lamentano
allo stesso modo: loro vendono il pesce ai prezzi di prima, e lo vedono
vendere a prezzi più che triplicati nelle botteghe. 300%. Ma il peggio
sono i servizi in qualunque modo «pubblici». Chi se ne occupa, pensa
solo a servire se stesso.


All’anagrafe del Comune di Viterbo bisogna provare ad andare: certificati
di residenza, di esistenza in vita, di stato civile, carte d’identità. Si scopre
che fanno solo 4 certificati al giorno. Non uno di più. L’ufficio, per giunta,
apre alle 10. Con comodo. Anche se la fila comincia a formarsi alle 7
del mattino, perchè bisogna arrivare all’alba per sperare di essere uno
dei quattro - diconsi quattro - che potranno forse avere il certificato.
«Prendete il numerino», ordina l’impiegato. Prendiamo il numerino, ma
non c’è il quadro elettronico relativo: il numerino non serve a niente, si
entra implorando, si litiga perchè qualcuno passa avanti, e si viene cacciati
come bestie. E molti fanno la fila invano, implorando fino alle 12 di avere
il documento che serve ed è urgente. A mezzogiorno, l’ufficio chiude.


Viterbo ha il massimo tasso di assenteismo comunale, 37 impiegati su 100
non sono presenti al lavoro in ogni giorno che fa il Signore. La «riforma
della pubblica amministrazione», qui, è qualcosa di cui non hanno mai
sentito parlare. Neandertalismo municipale.


E il peggio è che bisogna stare sempre sul chi vive, com’è logico non in un
Paese civile, ma tra  malfattori: bisogna richiedere la bolletta Telecom
particolareggiata, perchè ti affibbiano telefonate ai numeri a pagamento
che non hai fatto. Se te ne accorgi, rispondono: «Un errore materiale», e
ti stornano il non dovuto. Ma se non te ne acccorgi, loro sono contenti.
Si incamerano un sacco di soldi rubati. O spalmano i loro costi - e le loro
telefonate porno - su migliaia di bollette di pensionati e vecchiette.


E’ un metodo ben collaudato, che oggi ha raggiunto, ne sono convinto,
un’intensità feroce:  perchè la vita è più cara, la benzina costa di più, e
lorsignori devono pur salvaguardare il loro personale potere d’acquisto.
Tutti. Chiunque abbia il coltello dalla parte del manico, lo fa.


Anzitutto, i loro stipendi ed emolumenti: che devono salire perchè la
benzina costa di più anche per loro. Devono salire a spese nostre. Medici
che strappano polmoni per  guadagnare di più. Professionisti e imprenditori
(e gesuiti) che riescono a far ritardare processi a Trapani, basta pagare:
arrestati, dicono, un poliziotto, un medico con un passato di violenze
sessuali (bravo, bene), un dipendente pubblico impiegato in Cassazione.
Variamente iscritti alla massoneria, si facevano pagare per aggiustare
processi e far scadere i termini e le prescrizioni a favore di boss mafiosi.
Il «servizio giudiziario». Tutto pagato con le nostre tasse.


Il peso della casta è, in questi mesi, ancora aumentato. Ormai ci grava
sul collo come un macigno, spogliandoci e truffandoci in piena impunità.
Ci schiaccia. Ci riducono nella miseria che presto sarà nera. Perchè non
c’è alcuna autorità, alcun organismo, alcun governo, che la sorvegli o la
metta in riga. Anzi, la possibilità di class action è rimandata sine die.
Via via che la vita si fa più difficile, loro se la cavano sempre meglio.


Ci sono due Italie, una che aumenta come le pare, pro domo sua,  le
«tariffe» e le «voci varie» per servizi sempre peggiori, e una che paga,
paga e paga.


«In Italia, appena esci di casa, devi pagare qualcosa», dice la mia romena.
Ha capito tutto. Si fanno i salti mortali, si risparmia sulla frutta, si riducono
i consumi necessari, e se tutto va bene alla fine del mese hai risparmiato
20 euro; poi ti arriva una bolletta indebita da 400. «Paghi e gliela scaliamo
nella prossima bolletta», ti dicono. Non è un problema, per loro. Lorsignori
vivono in un mondo, dove non è un problema pagare 400 euro imprevisti.
Beati loro.


Forse è il segno più chiaro che non siamo una patria. Ognuno per sè contro
gli altri, meglio se deboli e innocui, vecchiette, pensionati, badanti
extracomunitarie.  La criminalità diffusa, incoercibile, di una società 
dove è scomparsa ogni idea di destino comune, ogni senso di essere
«sulla stessa barca», quindi ogni senso di responsabilità e di dovere.


Ricordo ancora una volta: quando si trattò di bonificare la paludi pontine,
il governo di allora (sapete quale) stanziò una spesa di 5 mila lire all’ettaro.
Alla fine, le paludi bonificate, risultarono spesi 4.300 lire l’ettaro. Nessuno
aveva rubato, allora.


Essere senza patria costa moltissimo, è la prima voce di spesa.

by www.effedieffe.com

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