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Capitalismo: privatizzazione dei profitti, socializzazione delle perdite

Christianity was the first creed in history to exterminate its adversaries in the name of love

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May 20

Repressione di attività di,apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet‏

tratto da hackmeeting



Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete
internet per metterla sotto controllo. Ieri nel voto finale al Senato che
ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra
gli altri provvedimenti scellerati come l’obbligo di denuncia per i
medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei
senta tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC), è
stato introdotto l‘articolo 50-bis, “Repressione di attività di
apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“. Il testo
la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla
Camera l’articolo è diventato il nr. 60.
Anche se il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della
maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del
disegno liberticida della “Casta” che non vuole scollarsi dal potere.

In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse
invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider
dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a
oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero. Il Ministro
dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria,
può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del
blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di
utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di
24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa
pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i
blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia
di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle
leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Immaginate
come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi
per la Casta con questa legge?

Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia tutta l’informazione
libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l’unica fonte
informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al
mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di
risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per
l’ennesima volta, in una materia che vede un’impresa del presidente del
Consiglio in conflitto giudiziario e d’interessi.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione
contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni
dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo
emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il
progetto del Governo di “normalizzare” il fenomeno che intorno ad
internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre
più capillari che non si riesce a dominare.

Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa
bene di censurarlo e di far diventare l’Italia come la Cina e la
Birmania.
Fate girare questa notizia il più possibile. E’ ora di svegliare le
coscienze addormentate degli italiani.

ecco qua l'ennesimo regalino del pacchetto sicurezza...
May 10

Somalia: le bugie che ci raccontano sulla pirateria

Tradotto per Rebelión da Christine Lewis Carroll, per Senzasoste da Andrea Grillo

Chi poteva immaginare che nel 2009 i governi del mondo avrebbero dichiarato una nuova guerra ai Pirati? Mentre state leggendo questo articolo, la Marina britannica -appoggiata dalle navi di più di due dozzine di nazioni, dagli Stati Uniti alla Cina- sta entrando nelle acque della  Somalia per perseguire uomini che vediamo ancora come furfanti da circo con il pappagallo sulla spalla. Presto daranno battaglia a navi somale e daranno la caccia ai pirati anche sul territorio della Somalia, uno dei Paesi più malmessi della Terra. Ma a parte la stravaganza di questo racconto, c'è uno scandalo su cui si tace. La gente che i nostri governi etichettano come  "una delle grandi minacce dei nostri tempi" ha una storia straordinaria da raccontare -e un po' di ragione dalla sua parte.

I pirati non sono mai stati esattamente come crediamo che siano. All'"epoca d'oro della pirateria" -dal 1650 al 1730- l'idea del pirata come  predone selvaggio e insensato che è rimasta fino ai giorni nostri fu creata dal governo britannico con un grande sforzo propagandistico. Molta gente comune riteneva che fosse una falsità: spesso la folla li salvava dalla forca. Perché? Che cosa vedevano allora che noi oggi non vediamo? Nel suo libro Villains of all nations (Furfanti di tutte le nazioni), lo storico Marcus Rediker realizza una ricerca per capirlo. A quell'epoca se ti arruolavi nella Marina Mercantile o nella Marina britannica -reclutato sui moli di Londra, giovane e affamato- finivi in un inferno di legno galleggiante. Lavoravi senza sosta su una nave angusta e mezzo morto di fame, e se qualche volta eri troppo pigro l'onnipotente capitano ti colpiva. Se eri sempre troppo pigro ti potevano gettare in mare. E dopo mesi o anni che sopportavi tutto questo, a volte ti imbrogliavano sulla paga.

I pirati furono i primi a ribellarsi contro questo mondo. Si ammutinarono contro i loro tirannici capitani e crearono un modo diverso di lavorare in mare. Una volta presa una nave, i pirati eleggevano il loro capitano, e prendevano tutte le loro decisioni collettivamente. Si spartivano il bottino, cosa che Rediker descrive come "uno dei progetti più egualitari del XVIII secolo per utilizzare le risorse disponibili". Accoglievano perfino schiavi africani e convivevano con loro da uguali. I pirati dimostrarono "in modo molto chiaro e sovversivo che non c'era bisogno di governare la nave con i sistemi oppressivi e brutali che usavano la Marina Mercantile e la Marina britannica". E' per questo che erano popolari, nonostante fossero ladri improduttivi.

Le parole di un pirata di quest'epoca perduta -un giovane britannico di nome William Scott- dovrebbero avere un'eco in questa nuova epoca di pirateria. Poco prima di essere impiccato a Charleston, Carolina del Sud, disse: "Ho fatto quel che ho fatto per non morire. Sono stato obbligato a diventare un pirata per sopravvivere". Nel 1991 è caduto il governo della Somalia, situata nel Corno d'Africa. I suoi nove milioni di abitanti da allora sono stati sul punto di morire di fame, e molte delle forze peggiori del mondo occidentale hanno visto tutto questo come un'occasione stupenda per rubare le fornniture di alimenti per il Paese e scaricare le nostre scorie nucleari nei suoi mari.

Sì: scorie nucleari. Essendo scomparso il governo, sulle coste della Somalia arrivavano misteriosamente navi europee scaricando enormi bidoni nell'oceano. La popolazione della costa cominciava ad ammalarsi. All'inizio soffrivano di strane eruzioni, nausea, e nascevano bambini malformati. Poi, dopo lo tsunami del 2005, centinaia di questi bidoni scaricati, che perdevano, finirono sulla costa. La gente cominciò ad ammalarsi per le radiazioni, e più di 300 persone morirono. Ahmedou Ould-Abdallah, l'inviato delle Nazioni Unite in Somalia, dichiara: "Qualcuno sta scaricando materiale nucleare qui. Ci sono anche piombo e metalli pesanti, come il cadmio e il mercurio -ossia, di tutto". Se ne possono seguire le tracce risalendo fino agli ospedali e alle fabbriche europee, poi alla consegna dei rifiuti alla mafia italiana per liberarsene nella maniera meno costosa. Quando ho chiesto a Ould-Abdallah cosa facevano i governi italiani per impedirlo, disse con un sospiro: "Niente. Non si è pulito, né ci sono stati indennizzi né prevenzione".

Nel frattempo altre navi europee stavano saccheggiando i mari della Somalia della sua maggiore risorsa: i frutti di mare. Abbiamo distrutto le nostre stesse risorse di pesce per sovrasfruttamento e ora vogliamo le loro. Enormi pescherecci rubano ogni anno più di 300 milioni di dollari di tonno, gamberi, aragoste ecc. entrando illegalmente nei mari non protetti della Somalia. I pescatori locali hanno chiesto dapprima con le buone che fosse garantito il loro sostentamento, e stanno morendo di fame. Mohammed Hussein, un pescatore della città di Marka, a 100 chilometri da Mogadiscio, ha dichiarato alla Reuters: "Se non si fa nulla, presto non ci sarà più pesce nelle acque della nostra costa".

Questo è il contesto nel quale sono sorti gli uomini che chiamiamo "pirati". Tutti concordano sul fatto che erano comuni pescatori somali che prima cercavano di dissuadere con lance veloci quelli che scaricavano rifiuti dai pescherecci o per lo meno fargli pagare un tributo. Si definiscono Guardacoste Volontarie della Somalia, e non è diffícile capire perché. Durante una surreale intervista telefonica, uno dei dirigenti dei pirati, Sugule Ali, ha detto che il suo obiettivo era "fermare la pesca illegale e lo scarico dei rifiuti nelle nostre acque... Non ci  consideriamo banditi dei mari. I banditi sono quelli che pescano, scaricano rifiuti e portano le armi nei nostri mari". William Scott avrebbe capito queste parole. 

No, questo non giustifica la cattura di ostaggi, e alcuni sono evidentemente dei gangster, specialmente quelli che hanno interrotto le forniture del Programma Mondiale per gli Alimenti. Ma i "pirati" hanno un larghissimo appoggio della popolazione locale per diverse ragioni. Il sito web indipendente di notizie somalo WardherNews ha intervistato la popolazione locale su questo tema, e il 70% "ha approvato la pirateria come forma di difesa nazionale delle acque territoriali del Paese". Durante la Guerra di Indipendenza degli Stati Uniti George Washington e i padri fondatori pagavano i pirati per proteggere le acque territoriali del loro Paese perché non avevano marina né guardacoste propri. La maggioranza degli statunitensi erano d'accordo. Cosa c'è di diverso?

Ci aspettavamo che i somali affamati ci guardassero passivamente dalla loro spiagge e mari in mezzo alle nostre scorie nucleari mentre gli rubavamo il pesce per mangiarlo nei nostri ristoranti di Londra, Parigi o Roma? Non ci siamo mossi quando si commettevano questi crimini, ma quando alcuni pescatori hanno risposto interrompendo il corridoio attraverso il quale passa il 20% delle forniture mondiali di petrolio abbiamo cominciato a urlare contro la "malvagità". Se davvero vogliamo occuparci della pirateria, dobbiamo sradicare la sua causa -i nostri crimini- prima di mandare le cannoniere a sradicare i criminali somali.

La guerra contro la pirateria, anche questa del 2009, fu ben descritta da un altro pirata che visse e morì nel quarto secolo avanti Cristo. Fu catturato e portato al cospetto di Alessandro Magno, che volle sapere "Perché vuoi impadronirti dei mari?". Il pirata sorrise e rispose: "Per lo stesso motivo per cui Voi volete impadronirvi di tutta la Terra; ma siccome io lo faccio con una nave insignificante sono un ladro, mentre Voi che lo fate con una grande flotta, Vi chiamano imperatore". Oggi ancora una volta le nostre grandi flotte imperiali vanno per i mari; ma chi è il ladro?

http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13193

May 05

Palestina manifestazione 1 maggio ferito un medico

Al Masarah - Betlemme, 1 maggio 2009

Anche oggi l'esercito militare israeliano si e' contraddistinto con
la solita logica di occupante e prepotente usurpatore di villaggi
palestinesi.

Cariche lacrimogeni, bombe sonore, arresti. Ferito anche un medico
ricercatore italiano presente insieme a tanti altri internazionali per la
festa del 1 Maggio.


Oggi era la giornata dei lavoratori ma anche la giornata nella quale i
palestinesi, soprattutto quelli dei villaggi rivendicano e protestano per
il diritto a restare sulla loro terra e contro la confisca della poca terra
rimasta, protestano per l'ennesima costruzione di muri sulle loro terre
coltivate e davanti alle loro case.

Al Masarah e' un villaggio a sud di betlemme, dove l'insediamento di Efrata
si snoda tutto intorno e dove l'intenzione e' allargarsi e insediarsi
completamente a ridosso del villaggio. Sono previsti acquedotti per gli
insediamenti, che passeranno proprio sulle terre agricole di questo
villaggio, uno dei tanti per il quale hanno gia' iniziato la confisca delle
terre.

Oggi, molti lavoratori, cittadini del villaggio e internazionali, si erano
riuniti sulla strada, per festeggiare il 1 maggio.
L'esercito, arrivato in forze, ha chiuso accuratamente tutte le strade che
portano al villaggio, si e' posizionato sulle colline piu' alte, e si e'
schierato sulla strada delle terre agricole srotolando metri di filo spinato.



All'arrivo della gente, ha cominciato a fotografare ogni manifestante, poi
e' partito con la provocazione.
Ha arrestato uno dei ragazzi trascinandolo fino alle jeep e ha cominciato a
sparare sulla folla decine di candelotti.
Uno dei micidiali candelotti di gas ha colpito alle spalle uno degli
internazionali presenti. Un medico volontario italiano.

La popolazione, presente e pacifica, si e' ritirata ma anche questa
giornata e' terminata con arresti, feriti e tanta tristezza per questa
gente che sara' costretta purtroppo a subire ancora questa arroganza.

April 21

Case dello Studente antisismiche e inutilizzate

A L'Aquila esistono due case dello studente oltre a quella famosa che è crollata a causa del terremoto, provocando la morte di diversi ragazzi. Due strutture antisismiche che non sono state scalfite dal sisma. Due strutture che, però, non sono mai state utilizzate. E dopo la tragedia che ha colpito molti studenti fuorisede, che studiavano all'Università dell'Aquila, ci si chiede perchè gli edifici antisismici destinati agli studenti erano abbandonati. Le due strutture sono state fatte costruire dal Comune ed i lavori sono terminati rispettivamente nel 2002 e nel 2008 per una spesa di circa 2 milioni e mezzo di euro. Ma, nonostante siano state realizzate seguendo tutti i criteri antisismici, non sono mai state utilizzate.

Gli edifici sono stati costruiti utilizzando i fondi messi a disposizione dalla Regione. Ma una volta terminati, il Comune ha deciso di non gestirle, perché sarebbe stato un affare antieconomico a causa dei pochi posti disponibili. Infatti le due strutture potrebbero attualmente ospitare 75 studenti, mentre altri 35 posti devono ancora essere realizzati. Il Comune dal 2002, anno in cui è stata terminata la prima Casa dello Studente, sta cercando finanziamenti pubblici e/o privati, per gestire le strutture, che nel frattempo sono rimaste chiuse. E nel violento terremoto che ha colpito la zona, i due edifici non hanno riportato danni.

La struttura più "vecchia" si trova in zona Casale Marinangeli, nel quartiere Coppito, in un'area di circa 8.000 metri quadrati. Secondo il progetto iniziale, dovevano essere costruite due palazzine. La prima, di 3.000 metri quadrati, ha 35 posti letto, 20 camere, una sala mensa, una sala computer, una palestra e una sala biblioteca. Poi il progetto si è fermato. Il cantiere della seconda palazzina è fermo dal 2002, in quanto dalla Regione non sono arrivati i finanziamenti necessari per concludere il progetto ed il Comune non ha potuto utilizzare le proprie risorse per portare a termine i lavori. Carlo Carafaggi, funzionario del Comune per il settore lavori pubblici, ha così raccontato la situazione della struttura completata: "Nella palazzina ultimata di Casale Marinangeli, da sette anni manca solo l'arredamento. Ogni mese vado lì per assicurarmi che nessuno abbiamo rubato nulla. Dentro c'è già tutto: bagni, porte, servizi, tecnologie".

La struttura più recente si trova nella zona di Roio Piano, dispone di 800 metri quadrati coperti, 40 posti letto e stanze con angolo cottura. L'edificio è stato costruito sul terreno dove sorgeva una vecchia scuola elementare, alcune palazzine della quale sono state utilizzate per realizzare la nuova casa dello studente. La struttura è stata terminata e mai utilizzata. Carlo Caravaggi racconta: "Il problema è sempre lo stesso, non riusciamo a trovare chi possa gestire queste attività. E anche quando abbiamo individuato enti interessati a farlo, la trattativa si è arenata sulla vendita dell'immobile. In passato, abbiamo anche valutato l'ipotesi di trasformare gli edifici in uffici, ma la Regione ci ha diffidato perché le opere sono state realizzate con fondi vincolati al diritto alla studio". Per Luca D'Innocenzo, assessore comunale con delega alla Città universitaria e presidente uscente dell'Azienda per il Diritto alla Studio, "l'incidenza dei costi sul singolo posto letto era troppo alta". Per questo le due strutture non servono a nulla e risultano abbandonate. Ma hanno resistito al terremoto.


di Barbara Leone

April 20

E`una dipendente del Parlamento italiano una delle due persone arrestate

Dal canale svizzero RsiE`una dipendente del Parlamento italiano una delle due persone arrestate, lo scorso due aprile a Lugano, con otto chili di cocaina in valigia. Insolito sequestro, quello avvenuto il 2. Si tratta, infatti, della segretaria del gruppo parlamentare della Lega Nord a Roma. Insieme a lei, lo ricordiamo, è stato arrestato anche un uomo. Entrambi provenivano dal Brasile.

Non mi pare che sia una notiziola di poco conto l'arresto di una funzionaria di partito stipendiata dal Parlamento italiano (e quindi da noi). E i quotidiani non ne hanno parlato nemmeno in una breve. Ho provato a cercare la notizia su Google e sono usciti fuori solo alcuni blog ma nessun canale d'informazione ufficiale. Se qualcuno trova una qualsiasi pubblicazione della notizia, me lo faccia sapere ed elogeremo pubblicamente chi merita.

A questo punto, in attesa di smentite, mi pongo una delle mie solite e prevedibili domande: sono improvvisamente cambiati i criteri di notiziabilità? O forse non vale la pena "graffiare" un partito che in base ai propri capricci determina la durata del governo di cui è parte?

 

marco falcinelli

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