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July 03 L'uomo che ha creato l'abisso nucleare di Riccardo Bocca Filmati con i test per lanciare scorie radioattive nel fondo dei mari. E
documenti sulle coperture internazionali all'attività di Giorgio Comerio, il faccendiere al centro delle trame dell'omicidio Alpi tratto da http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Luomo-che-ha-creato-labisso-nucleare/2030963//0 C'è qualcuno che si muove nell'ombra. Qualcuno che vuole cancellare i risultati delle indagini svolte su un capitolo gravissimo della recente storia italiana: l'affondamento clandestino di rifiuti tossici e radioattivi nei mari di mezzo mondo, Mediterraneo incluso. Una vicenda sulla quale ha scavato, a metà anni Novanta, l'attuale sostituto procuratore generale di Reggio Calabria Francesco Neri, e da cui è emerso un sistema criminale che per gli investigatori "attenta all'incolumità dell'intera popolazione mondiale". Al centro della scena, legati allo smaltimento illecito di scorie nucleari, l'omicidio in Somalia della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell'operatore Miran Hrovatin. La vendita internazionale di armi strategiche. L'accordo tra massonerie, mafie e governi. Nonché il sistema illegale con il quale l'Enea (l'Ente italiano per le nuove tecnologie, energia e ambiente) avrebbe eliminato avanzi radioattivi. Argomenti ai quali 'L'espresso' ha dedicato, negli ultimi anni, articoli e copertine, ponendo domande che non hanno ricevuto risposte. Allora come oggi, prevalgono omertà e paura. Non conta che l'indagine di Neri sia prima passata alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, e poi sfumata in un'archiviazione. C'è ancora molto da scoprire, in quelle centinaia di migliaia di pagine conservate nell'archivio della Procura di Reggio. Ci sono indicazioni sulle spregiudicate manovre nucleari di Europa e Stati Uniti. Ci sono i nomi di trafficanti senza scrupoli, quelli delle loro società. E proprio per questo c'è chi cerca di eliminare gli indizi. Di recente, ad esempio, il magistrato Neri ha segnalato la manomissione del plico con i documenti raccolti da Natale De Grazia: il capitano di corvetta, morto in circostanze dubbie, che aveva trovato copia del certificato di morte di Ilaria Alpi a casa di Giorgio Comerio, un faccendiere investigato per smaltimento illecito di scorie radioattive. Ora invece è l'avvocato di Neri, Lorenzo Gatto, a rendere pubblico un episodio avvenuto il 3 giugno: "Sono andato in Procura a Reggio per cercare ancora il certificato Alpi, e ho notato un'altra anomalia: lo scatolone numero nove, quello che contiene il primo e il secondo volume di informazioni del Sismi, era aperto sul lato destro. L'ho segnalato al pm di turno e al cancelliere capo, i quali hanno riconosciuto che era staccato l'adesivo. Il cancelliere capo, allora, mi ha invitato a verificare se riuscissi a sfilare documenti, e l'ho fatto senza difficoltà: ho estratto sei fogli, chiedendo che la questione venisse messa a verbale". A questo punto, la speranza è che la Procura di Reggio Calabria abbia aperto un'indagine sulla scomparsa dei documenti e la violazione dei plichi. Certo è che la politica, alla notizia della scomparsa del certificato di morte di Ilaria Alpi, ha taciuto. Tutto è continuato come niente fosse. Tutto tranne un particolare: il magistrato Neri, per potersi difendere da una querela dell'ex presidente somalo Ali Mahdi (ora archiviata), ha chiesto l'accesso alle carte della sua vecchia inchiesta. E così è tornato in possesso delle informazioni segrete che aveva dovuto cedere in corsa all'Antimafia. Pagine esplosive, dove il protagonista è Giorgio Comerio: lo stesso personaggio che nella villa a San Bovio di Garlasco (Pavia) conservava il certificato di morte di Ilaria Alpi. Un italiano che per la nostra giustizia è attualmente irreperibile, e che in passato è sfuggito alle domande della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. Il perché di tanta evanescenza emerge dai documenti di Reggio Calabria. "Giorgio Comerio", si legge in un'informativa dei carabinieri, "è persona di intelligenza spiccata, sicuramente massone, appartenente ai servizi segreti argentini e legato ai più grossi finanzieri mondiali, e in particolare europei". Nato a Busto Arsizio (Varese) il 3 febbraio 1945, scrivono gli investigatori che "sarebbe stato espulso dal Principato di Monaco il 24 marzo 1983, e avrebbe avuto problemi con la giustizia belga per truffa e altro". Dopodiché è stato "arrestato il 12 luglio 1984 a Lugano per truffa e frode, nonché per violazione delle leggi federali sugli stranieri". Un siluro sperimentale per smaltire scorie radioattive in mare Elementi che Neri ignora, quando s'imbatte per la prima volta nel faccendiere lombardo. A fargli il suo nome, nel 1995, è il procacciatore d'affari Elio Ripamonti, fermato alla frontiera tra Italia e Svizzera con una valigetta zeppa di carte sullo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Nel maggio 1993, racconta Ripamonti, era andato a Garlasco da Comerio per valutare il progetto di un'imbarcazione. "Nel parlare, mi ha detto che c'era la possibilità di smaltire scorie nucleari, prospettandomi come doveva essere svolto il lavoro". Il sistema, continua Ripamonti, era basato su "container messi in siluri di acciaio, studiati per essere collocati nel fondo marino a circa 400 metri di profondità". Comerio gli offre l'esclusiva per la Svizzera in cambio di una cauzione da 100 milioni di lire. Aggiunge che l'operazione gli avrebbe fruttato una provvigione pari al 10 per cento del totale. E si spinge oltre, in dettagli di incredibile gravità: "Mi disse che aveva conoscenze nell'ambito dell'Enea, e si era riservato l'esclusiva per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi prodotti in Italia". Non solo: Comerio, dice Ripamonti, parla dei "contatti con un funzionario della Lettonia, che aveva concesso le autorizzazioni per il seppellimento nel mare del Nord delle scorie radioattive". Poi gli mostra "una videocassetta dove si vedeva lo smaltimento in mare dei rifiuti", precisando che era "una prova". Da qui parte il pubblico ministero Neri: dalla necessità di capire chi è davvero Comerio e cosa si nasconde dietro di lui. Prima tappa, il Centro comune di ricerca (Ccr) a Ispra, sul lago Maggiore, dove dal 1977 al 1988 viene studiato per la Comunità europea (con il sostegno di Italia, Francia, Stati Uniti, Belgio, Canada, Australia, Giappone, Inghilterra, Svezia, Germania Ovest, Olanda e Svizzera) il piano Dodos: Deep Ocean Data Operating. L'obiettivo del progetto, dice l'8 giugno 1995 agli inquirenti il funzionario della struttura Charles Nicholas Murray, era valutare "lo stoccaggio di scorie radioattive in ambiente naturale terrestre o marino". In altre parole, si analizza per 11 anni quello che Comerio illustra a Ripamonti: l'inserimento in missili-penetratori di scorie radioattive e la loro eliminazione dentro i fondali. Anche Comerio, riferisce Murray, ha collaborato al lavoro, elaborando una boa per il controllo satellitare dei siluri. Ma c'è dell'altro, in gioco. A fine progetto, scartato per il timore di attentati terroristici ai siti marini, al centro nucleare di Ispra viene rubato un fondamentale componente elettronico della boa. E gli investigatori, testimoniano le carte di Reggio, indicano come sospettato dell'azione (eseguita probabilmente per "sottrarre tecnologia avanzata a favore di un paese esterno alla Cee") Comerio. Un'ipotesi a cui si somma, sette anni dopo, il ritrovamento nella sua villa di videocassette cruciali sul piano strategico-ambientale: documenti rimasti fino a questo momento nell'archivio della Procura di Reggio, e ora proposti in esclusiva sul sito de 'L'espresso'. Nel primo filmato, titolato 'International long gare cruise june-july 1985', si assiste per quasi 50 minuti a esperimenti di tecnici internazionali sulla nave M. V. Marion Dufresne, tra i quali l'immersione in mare dei siluri-penetratori per i rifiuti radioattivi. Nel secondo, titolato Euratom 1986 e lungo circa 40 minuti, si mostra l'assemblaggio di una boa tecnologica costruita dalla società M.e.i. (Marine electronics industries: secondo gli investigatori diretta da Comerio), e la sua collocazione in acqua nel golfo di La Spezia. Domanda: sono immagini girate da Comerio? E sennò, da chi ha avuto questo materiale? Forse da Nicholas Murray, il cui nome compare alla voce 'camera' (tradotto dall'inglese: 'cinepresa') nel finale della prima videocassetta? Un fatto è acquisito: in una relazione al suo superiore, il pm Neri scrive che Comerio, "come comprovato dai documenti del Sismi", e Murray avrebbero "trafugato" dal centro di Ispra il progetto dei siluri. E tutto, dal materiale di Reggio Calabria, fa ipotizzare che l'idea di commercializzarlo non sia rimasta in un cassetto (malgrado dal 1972 la Convenzione di Londra vieti lo smaltimento marittimo di rifiuti tossici). Proprio i siluri-penetratori, infatti, sono il tema chiave di un opuscolo scoperto nella villa di Comerio e gestito dalla sua società O.d.m. (Oceanic disposal management). Inoltre, diversi testimoni parlano degli accordi presi dal faccendiere con governi stranieri per affondare i suoi siluri. Addirittura, dai materiali conservati a Reggio spunta un'informativa del pm Neri, dove si legge che "il 29 giugno 1995 è stata rinvenuta, tra la documentazione del Sismi riguardante Comerio, una bolla di consegna di 8 mila chilogrammi di rifiuti radioattivi provenienti dall'America" a bordo della nave Akrux. E non è finita. Giampiero Pagliericcio, secondo il pm Neri "legato a tutte le vicende di Comerio", racconta il 7 febbraio 1996 di essere certo "che il progetto O.d.m. fosse legale, anche perché mi era stato detto che gli americani e i francesi avevano già iniziato l'attività di smaltimento rifiuti tramite l'affondamento con penetratori". Di più: sempre Pagliericcio dichiara che Gabriele Molaschi (per gli inquirenti socio di Comerio nella O.d.m. e trafficante internazionale di armi) "gli ha riferito che gli americani smaltivano rifiuti radioattivi affondandoli con il sistema di Comerio, in Atlantico e in prossimità delle coste del Brasile". Una pratica molto diffusa, a quanto pare: "È noto", conclude Pagliericcio, che anche "il governo russo smaltisce da sempre in mare rifiuti radioattivi. E per la precisione nel Mar glaciale artico, in prossimità dell'isola (arcipelago, ndr) Novaja Zemlja". La cosa impressionante, è che agli atti risulta un elenco di 45 nazioni con le quali Comerio "ha raggiunto tra il 1982 e il 1990 un accordo per la concessione di zone marine, denominate Eez, ove seppellire penetratori carichi di scorie radioattive" (informativa dei carabinieri, 18 novembre 1995). Si va dalle Filippine a Cuba, dal Sudan al Kenya, dal Brasile all'Iraq, dall'Egitto alla Yugoslavia. Il fisico Massimo Genoni, nel 2006, racconta al Nucleo operativo ecologico dei carabinieri che Comerio ha chiesto a lui e alla moglie Laura Antoniazzi (anch'ella fisico) di svolgere calcoli per i penetratori. "A un incontro", dice, "erano presenti persone di nazionalità svizzera, i quali erano intermediari di industrie svizzere interessati allo smaltimento dei rifiuti". Lo stesso Comerio, aggiunge, "indicava che altri materiali radioattivi da smaltire erano di origine cecoslovacca". Il tutto mentre la Polizia forestale di Brescia scrive che Dario Viccica, personaggio attivo nelle trattative per l'affondamento delle scorie in Sierra Leone, "faceva chiaramente intendere che Comerio aveva già siglato un contratto di massima con il governo francese e austriaco", tant'è che "il governo francese aveva messo a disposizione del Comerio le proprie isole del nord del Continente antartico, anche se Comerio non riteneva economicamente interessante il loro utilizzo" (Viccica, specifica la relazione di servizio, ritratta immediatamente quando l'agente della Forestale cerca di approfondire la questione, sostenendo di "non essere assolutamente al corrente degli affari di Comerio"). Particolari sconcertanti, assurdi quasi. Ma superati dal capitolo più tragico di questa storia: lo smaltimento di rifiuti radioattivi in Somalia e l'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. L'ennesimo mistero dove si trova Comerio, e sul quale la squadra del pm Neri stava indagando. Come riferito da 'L'espresso' nel 2004, infatti, il maresciallo dei carabinieri Nicolò Moschitta ha dichiarato alla commissione parlamentare sul Ciclo dei rifiuti che "Comerio aveva corrotto (il leader somalo) Ali Mahdi, riuscendo a ottenere le autorizzazioni per inabissare le scorie". Sempre Moschitta ha aggiunto che "un giorno (...) pervenne una comunicazione da Greenpeace di Londra, nella quale si diceva che al largo della Somalia, nella zona di Bosaso, c'era una nave che inabissava in mare dei fusti". E il dato pesante è che le indicazioni si rivelano "identiche a quanto contenuto nel progetto O.d.m di Giorgio Comerio". Un quadro cupo, anche per la tempistica. La fase avanzata delle trattative tra O.d.m. e Ali Mahdi è del settembre 1994; Alpi e Hrovatin vengono uccisi il 20 marzo 1994; e l'anno dopo, a villa Comerio, viene trovata copia del certificato di morte di Ilaria Alpi. Materiale che avrebbe dovuto essere approfondito, sottoposto a verifiche incrociate. Invece è finito nell'archivio della Procura di Reggio. Con un altro dettaglio, anch'esso preoccupante. Un particolare che riguarda sempre Viccica, l'uomo delle trattative con la Sierra Leone. Il quale, scrive il maresciallo Moschitta, era "titolare della società Supermarina di Catania", attiva nel settore del trasporto mercantile, che nel 1990 stipula un contratto da 14 miliardi di lire per farsi costruire due imbarcazioni dalla S.e.c. di Viareggio: lo stesso armatore che ha costruito le navi sulle quali indagava Ilaria Alpi. È possibile, con simili premesse, che il faccendiere Comerio resti irreperibile? È giustificabile che su una figura di tale pericolosità, ribadita da pm e investigatori, non si faccia chiarezza? Eppure, mostrano le carte di Reggio Calabria, le informazioni su di lui abbondano. Fin dagli anni Ottanta, Sismi e Sisde lo hanno tenuto sotto osservazione. Si conoscono, ad esempio, le sue trattative per vendere a Iran e Libia le cosiddette telemine, micidiali missili subacquei a guida satellitare. Già nel 1989, il Sismi sa della
presentazione a Lugano di un suo prototipo di telemina "alla presenza di ufficiali della Marina militare italiana". E altrettanto noti diventano, a un certo punto, i legami con la mafia: "Comerio", scrive nel 1996 il maresciallo Moschitta, "ha tentato di riciclare in Belgio un titolo di credito da 100 mila dollari della Union Carbide Corporation, asportato a New York da Cosa nostra". Lo stesso anno, c'è traccia del "probabile rinvenimento del progetto O.d.m. a casa di Theodor Cranendonk", arrestato dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano per "un imponente traffico internazionale di armi dirette al cartello Serraino-Condello-Imerti di Reggio Calabria". Non va dimenticata, infine, la testimonianza dell'ex compagna di Comerio Maria Luigia Nitti, alla quale il faccendiere avrebbe confidato di "appartenere ai servizi segreti"; né va sottovalutata l'informativa dei carabinieri in cui, riprendendo altre confidenze della Nitti, si afferma che "Comerio risulta collegato con gli attentati al presentatore televisivo Maurizio Costanzo, ad alcuni monumenti di Roma e all'Accademia dei georgofili a Firenze". Tutte questioni che non sono state risolte; anzi si sono perse nel tempo. L'ultimo spiraglio per fare chiarezza è l'indagine che la Procura di Paola sta svolgendo in Calabria sullo spiaggiamento della motonave Rosso, avvenuto il 14 dicembre 1990 nella zona di Formiciche. Il sospetto è che dietro a quell'incidente ci sia un fallito affondamento di rifiuti tossici o radioattivi. Tanti sono i dettagli singolari: dall'arrivo sul posto dei servizi segreti, al recupero della nave svolto da una società esperta in questioni radioattive. Quanto alle certezze, parlano da sole: sulla plancia della Rosso è stata trovata la documentazione O.d.m.. E Comerio, scoprono gli investigatori, ha trattato l'acquisto della motonave per trasformarla in una fabbrica ambulante di telemine. Elementi a rischio dell'ennesima archiviazione. (27 giugno 2008)
June 30
| Gennaro Carotenuto (27 giugno 2008) | |
Dai
media e dai governi occidentali è il più coccolato dirigente politico
latinoamericano. Ma la rielezione di Álvaro Uribe nel 2006 in Colombia,
generata da una riforma costituzionale approvata solo per voto di
scambio, potrebbe perfino essere annullata. Lui, come un suo collega di
Arcore, lungi dal volersi fare processare, prova ad uscirne nella più
bonapartista delle maniere: con un plebiscito.
Nel 2005 Álvaro Uribe non poteva essere immediatamente rieletto e
avrebbe dovuto aspettare il giro successivo per ricandidarsi. La
scappatoia che gli si offrì fu una riforma costituzionale che gli
permise di ricandidarsi e di essere rieletto (e adesso sta tentando la
stessa manovra per un terzo mandato nel silenzio di quelli che si
stracciano le vesti in altri casi).
Adesso sappiamo, il tutto sanzionato da una condanna passata in
giudicato a quattro anni di carcere, che almeno il voto del deputato
Yidis Medina è stato comprato da Sabas Pretelt, uomo di Uribe,
all’epoca ministro degli interni e attualmente ambasciatore di Colombia
a Roma (in attesa che un governo italiano decente, di destra o di
sinistra, lo dichiari persona non grata). E’ un processo, che in
Colombia viene chiamato Yidispolitica, che coinvolge ministri e
deputati del più stretto giro del presidente e che ne mette in dubbio
seriamente la legittimità in carica.
Infatti, per la Corte Suprema colombiana, che si è espressa in merito
ieri giovedì, la condanna di Medina fa cadere il castello e dimostra
che la riforma costituzionale che permise al presidente di ricandidarsi
sia “viziata da una chiara deviazione operata dal potere” e quindi si
apre adesso un processo di riesame che in ultima analisi potrebbe
portare perfino all’annullamento delle elezioni di due anni fa e alla
conclusione che in questi due anni la Colombia ha avuto un “presidente
di fatto”, ma illegale per diritto.
E la risposta di Álvaro Uribe non si è fatta attendere.
Senza mettere in dubbio il proprio diritto (divino?) a candidarsi,
invece di attendere l’evoluzione del processo, vuole chiamare il popolo
colombiano ad un referendum per ripetere o meno le elezioni del 2006.
Anche se i media internazionali non insorgono, quella di Uribe è la più
sfacciata, demagogica, populista delle proposte da parte di un
presidente probabilmente illegale, che al momento ha una sessantina dei
suoi tra carcere e immediate vicinanze per essere organicamente
paramilitari.
Come il capo del governo italiano, Silvio Berlusconi, anche Uribe
considera il potere esecutivo al di sopra di quello giudiziario e vuole
usare il voto popolare come passaporto per l’impunità. Ma la
democrazia, in Italia come in Colombia, è un’altra cosa.
by www.gennarocarotenuto.it
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June 27 Domenica 29 giugno, dalle ore 17,00 Ex scuola "8 marzo" occupata Via dell’Impruneta 51 (Magliana) http://occupa.noblogs.org/gallery/473/volantino-a-colori.jpg - Assemblea pubblica di autoformazione e autotutela contro il "Pacchetto Sicurezza", a cura di Impronte - Rete per la libertà di movimento. - Presentazione del manuale "Pacchetto Insicurezza", a cura del Gruppo Inkiesta del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa. - Animazione per bambini e bambine nel parco dell’occupazione. - Cena con piatti tipici dal mondo. - Djset: Revolutiondred. - Proiezione del film "La zona" (di Rodrigo Plà; Spagna, Messico 2007). Siete tutte e tutti invitati! Impronte - Rete per la libertà di movimento Ex scuola 8 marzo occupata - Comitato d’Occupazione Magliana Per info: impronte@autistici.org occupa@inventati.org Il Governo Berlusconi si appresta ad approvare in via definitiva il nuovo "Pacchetto Sicurezza", un insieme di norme il cui obiettivo è quello di limitare i diritti e la libertà delle persone, in particolare dei migranti e delle migranti e di aumentare il controllo sulla vita di tutte e tutti. Il pacchetto, eccetto per alcune novità, come l’introduzione del reato di clandestinità, contiene molte delle proposte avanzate in nome della sicurezza dal precedente Governo di centrosinistra e ne mantiene l’apparato assolutamente razzista, discriminatorio ed orientato ad accrescere il clima di sospetto ed odio. Quali sono realmente le novità introdotte dal "Pacchetto"? Quali conseguenze hanno già o avranno sulla vita delle persone? Quali sono le manovre culturali che sottendono questi cambiamenti normativi? E’ possibile difendersi? Quali sono le strategie più efficaci contro la politica della paura e dell’isolamento perseguita dal Governo Berlusconi, così come dal Governo Prodi? Di tutto questo vogliamo discutere insieme in una giornata di incontro, confronto e scambio, domenica 29 giugno, nel parco dell’occupazione abitativa 8 marzo, tra migranti e non migranti, occupanti di casa, attivisti e attiviste, persone convinte che la libertà di movimento non si contratti, così come il diritto alla casa, al reddito, all’istruzione, all’autodeterminazione. Una giornata per rafforzare reti contro la solitudine e la paura in cui vogliono rinchiuderci; una giornata per iniziare a costruire insieme risposte concrete contro la precarietà di vita nella quale vogliono schiacciarci. June 26 Torino 28 giugno: giornata NO TAV 250.000 torinesi verranno investiti dal Tav. Per quest’opera inutile e devastante verranno spesi miliardi di soldi pubblici, sottratti a sanità, trasporti, istruzione. Giornata No Tav sabato 28 giugno, in occasione della conclusione dei lavori dell’osservatorio Virano e della prossima presentazione dei tracciati. - Porta Susa ore 16: assemblea di piazza. - Ore 17,30/18 si parte! "camminata" fino a corso Francia e ritorno a Porta Susa per via Cernaia e piazza Solferino. Saremo dotati di carriole di sabbia e badili per l’allestimento di un cantiere. Invitiamo tutti a portare caschetti da cantiere, giacche gialle e arancio, secchi, pale e… tutto quello che la fantasia vi suggerisce. Al termine, a Porta Susa, merenda sinoira con toma, birra, musica e interventi di chiusura. Ci saranno banchetti informativi, banda musicale, teatranti e uno spazio allestito per far giocare i bambini. Il governo, si sta preparando a far partire i lavori cominciando da Torino: fermarli è possibile, fermarli è necessario. Organizza Saldatura – Rete contro le nocività di Torino e dintorni www.saldatura.org June 25 Scusate, ma non c’è qualcosa di strano nelle vostre bollette? Dalle mie
parti sì. La ragazza romena che mi fa le pulizie in casa ha ricevuto
da ENEL Gas una bolletta da 400 euro. Soldi che, semplicemente, non ha:
è tanto se mette insieme 700 euro mensili.
Il rincaro petrolifero globale? No, non c’entra nulla. ENEL Gas le ha addebitato un consumo «presuntivo» doppio del reale, constatato sul
contatore. Al telefono le hanno spiegato: paghi, poi faccia la «autolettura», e le sottraiamo il di più nella prossima bolletta.
Siccome lei ha detto che i soldi non li ha, hanno risposto: d’accordo,
faccia la «autolettura» e le mandiamo un’altra bolletta.
E’ successo anche a me. Ricevo la bolletta-gas per il mese di marzo: 187,77 euro. Mi hanno addebitato un consumo, per un mese primaverile, di 117 metri cubi. Vado a controllare: ne ho consumato 43. Provo a comunicare, al numero verde, la mia lettura. Mi dicono: può farlo solo dopo il 20 del mese. Chissà perchè, non possono prima. Hanno troppo da
lavorare?
Ricevo un’altra bolletta-gas per l’altra casetta, più piccola, che sto cercando di affittare. Anche lì, solo per il mese di marzo. E stesso consumo presuntivo: 117 metri cubi. In realtà, controllo, lì il consumo è di 20 metri cubi. Ma invece è la stessa la cifra addebitata: 187,77
euro.
Coincidenza, guarda caso.
E’ chiaro: questi sparano a raffica bollette con gli stessi consumi «presunti». Non fanno nemmeno finta di aver calcolato il consumo ipotetico: cifra fissa, 117 metri cubi a tutti. A centinaia di migliaia
di utenti. D’accordo, poi - così dicono al telefono - ti scaleranno
quanto hai pagato di più. Ma intanto si sono fatti anticipare una
quantità enorme di liquidità. Miliardi.
Se ENEL dovesse chiedere una simila anticipazione ad una banca, dovrebbe pagare interessi passivi ragguardevoli. Invece, ENEL si fa finanziare gratis dai clienti. Quelli che dovrebbe servire. Al
contrario: ENEL ha messo i clienti al suo servizio. Sia come
finanziatori forzati, e privati degli interessi per il prestito che
fanno alla mega-azienda, sia come lettori dei contatori. Non manda più
in giro il personale, risparmia: tanto è l’utente che, allarmato, si
precipita a fare «l’autolettura» e a comunicarla.
Peggio mi accade con la bolletta dell’acqua: è ancor più indecifrabile, a bella posta. Apparentemente, ho consumato, in 78 giorni, 3 metri
cubi. Devo pagare 122,77 euro (sempre questo 77, sarà un’altra
coincidenza?). L’acqua è diventata cara come il petrolio, mi dico.
Guardo meglio voce per voce: per «Minimo impegnato tariffa agevolata»,
devo a lorsignori euro 10.67. Per «Minimo impegnato tariffa base», euro
3,84. Per «quota fissa» (qualunque cosa sia), euro 2,86. Per «Tariffe
fognature e depurazione», euro 1,38. Insomma, l’acqua costa ancora
poco, me la posso permettere. Ma come raggiungo, allora, la cifra di
122,77 euro per meno di un trimestre?
Ecco qui: oltre metà della bolletta - euro 69,28 - è dovuto a «Voci
varie». E un altro terzo, 25,36, a «variazione dep. cauzionali».
Voci Varie? Ad euro 69,28 più IVA? Provo a telefonare al «numero verde» per farmi spiegare questa varietà di voci. Ovviamente, non risponde nessuno. Se proprio si insiste, una voce artificiale dice che si può
telefonare «dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30». Sono le 11.30
di un martedì. Lorsignori, però, non si danno la pena di rispondere al
telefono.
E’ un metodo; è tutto così, come sa chi ha a che fare con Telecom, con ENI, con le banche, con una qualunque municipalizzata
pseudo-privatizzata. Ogni Casta che occupa un «servizio pubblico» si
ingegna con ogni trucco per mettere i clienti, i cittadini, al proprio
servizio, fargli pagare in anticipo il doppio del dovuto, obbligarli
alla lettura contatori o alla raccolta differenziata o alle liste
d’attesa. Tutto per lavorare meno loro, e arraffare di più. Sempre di
più.
Ho la vaga sensazione che approfittino dell’allarme-rincari di cui
parlano i giornali (il petrolio, il grano) per intensificare i loro
furti, ciascuno il suo.
Lo fanno anche i panettieri. Il grano è rincarato sì, ma il prezzo
della materia prima conta solo il 10% dello sfilatino: e allora perchè
il pane è triplicato? I pescatori - strozzati dal raddoppio del diesel
- si lamentano allo stesso modo: loro vendono il pesce ai prezzi di
prima, e lo vedono vendere a prezzi più che triplicati nelle botteghe.
300%. Ma il peggio sono i servizi in qualunque modo «pubblici». Chi se
ne occupa, pensa solo a servire se stesso.
All’anagrafe del Comune di Viterbo bisogna provare ad andare:
certificati di residenza, di esistenza in vita, di stato civile, carte
d’identità. Si scopre che fanno solo 4 certificati al giorno. Non uno
di più. L’ufficio, per giunta, apre alle 10. Con comodo. Anche se la
fila comincia a formarsi alle 7 del mattino, perchè bisogna arrivare
all’alba per sperare di essere uno dei quattro - diconsi quattro - che
potranno forse avere il certificato. «Prendete il numerino», ordina
l’impiegato. Prendiamo il numerino, ma non c’è il quadro elettronico
relativo: il numerino non serve a niente, si entra implorando, si
litiga perchè qualcuno passa avanti, e si viene cacciati come bestie. E
molti fanno la fila invano, implorando fino alle 12 di avere il
documento che serve ed è urgente. A mezzogiorno, l’ufficio chiude.
Viterbo ha il massimo tasso di assenteismo comunale, 37 impiegati su
100 non sono presenti al lavoro in ogni giorno che fa il Signore. La
«riforma della pubblica amministrazione», qui, è qualcosa di cui non
hanno mai sentito parlare. Neandertalismo municipale.
E il peggio è che bisogna stare sempre sul chi vive, com’è logico non
in un Paese civile, ma tra malfattori: bisogna richiedere la bolletta
Telecom particolareggiata, perchè ti affibbiano telefonate ai numeri a
pagamento che non hai fatto. Se te ne accorgi, rispondono: «Un errore
materiale», e ti stornano il non dovuto. Ma se non te ne acccorgi, loro
sono contenti. Si incamerano un sacco di soldi rubati. O spalmano i
loro costi - e le loro telefonate porno - su migliaia di bollette di
pensionati e vecchiette.
E’ un metodo ben collaudato, che oggi ha raggiunto, ne sono convinto, un’intensità feroce: perchè la vita è più cara, la benzina costa di
più, e lorsignori devono pur salvaguardare il loro personale potere
d’acquisto. Tutti. Chiunque abbia il coltello dalla parte del manico,
lo fa.
Anzitutto, i loro stipendi ed emolumenti: che devono salire perchè la benzina costa di più anche per loro. Devono salire a spese nostre.
Medici che strappano polmoni per guadagnare di più. Professionisti e
imprenditori (e gesuiti) che riescono a far ritardare processi a
Trapani, basta pagare: arrestati, dicono, un poliziotto, un medico con
un passato di violenze sessuali (bravo, bene), un dipendente pubblico
impiegato in Cassazione. Variamente iscritti alla massoneria, si
facevano pagare per aggiustare processi e far scadere i termini e le
prescrizioni a favore di boss mafiosi. Il «servizio giudiziario». Tutto
pagato con le nostre tasse.
Il peso della casta è, in questi mesi, ancora aumentato. Ormai ci grava sul collo come un macigno, spogliandoci e truffandoci in piena
impunità. Ci schiaccia. Ci riducono nella miseria che presto sarà nera.
Perchè non c’è alcuna autorità, alcun organismo, alcun governo, che la
sorvegli o la metta in riga. Anzi, la possibilità di class action è
rimandata sine die. Via via che la vita si fa più difficile, loro se la
cavano sempre meglio.
Ci sono due Italie, una che aumenta come le pare, pro domo sua, le «tariffe» e le «voci varie» per servizi sempre peggiori, e una che
paga, paga e paga.
«In Italia, appena esci di casa, devi pagare qualcosa», dice la mia
romena. Ha capito tutto. Si fanno i salti mortali, si risparmia sulla
frutta, si riducono i consumi necessari, e se tutto va bene alla fine
del mese hai risparmiato 20 euro; poi ti arriva una bolletta indebita
da 400. «Paghi e gliela scaliamo nella prossima bolletta», ti dicono.
Non è un problema, per loro. Lorsignori vivono in un mondo, dove non è
un problema pagare 400 euro imprevisti. Beati loro.
Forse è il segno più chiaro che non siamo una patria. Ognuno per sè
contro gli altri, meglio se deboli e innocui, vecchiette, pensionati,
badanti extracomunitarie. La criminalità diffusa, incoercibile, di una
società dove è scomparsa ogni idea di destino comune, ogni senso di
essere «sulla stessa barca», quindi ogni senso di responsabilità e di
dovere.
Ricordo ancora una volta: quando si trattò di bonificare la paludi
pontine, il governo di allora (sapete quale) stanziò una spesa di 5
mila lire all’ettaro. Alla fine, le paludi bonificate, risultarono
spesi 4.300 lire l’ettaro. Nessuno aveva rubato, allora.
Essere senza patria costa moltissimo, è la prima voce di spesa.
by www.effedieffe.com
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